EUROPEAN TOUR 2011
6/6 BERLINO – Magnet Club
8/6 AMSTERDAM – Paradiso
9/6 BRUXELLES – VK
10/6 LUSSEMBURGO – Panoplie Italian Nights, Exit07
14/6 LONDRA – Garage
SUMMER TOUR 2011:
24/06 SAVIGNANO SUL RUBICONE (FC) – Il Rock è Tratto
02/07 NAPOLI – Acciaieria Sonora
03/07 BARI – Fiera del Levante
06/07 ROMA – Rock in Roma
09/07 MILANO – Arena Civica
21/07 RECANATI (MC) – Lunaria
22/07 SCHIO (VI) – Schiolife Festival
24/07 SIMAXIS (OR) – Mraxani Rumor Fest
29/07 PIOMBINO (LI) – Piazza Bovio
30/07 POPPI (AR) – Casentino Love Affair
31/07 SANT’ARSENIO (SA) – Voci dal Sud
02/08 SPILIMBERGO (PN) – Piazza Duomo
12/08 GALLIPOLI (LE) – Cube Festival
16/08 LA SPEZIA – Giardini Centro Allende
31/08 FRASCATI (RM) – Frammenti Festival
02/09 FARIGLIANO (CN) – Concerto per un amico
16/09 BOLOGNA – Estragon
17/09 TERAMO – Nuovo Stadio Comunale
23/09 TANETO DI GATTATICO (RE) – Fuori Orario
30/09 TREZZO SULL’ADDA (MI) – Live Club
04/11 LOS ANGELES, CA (USA) – The Echoplex
03/12 MILANO – Alcatraz
Risveglio piuttosto faticoso dopo la seconda data e la seconda nottata..diciamo che ci siamo avvantaggiati con il jetlag per il ritorno a casa.
Abbiamo ancora una mezza giornata da turisti a Shanghai, e tutti o quasi la dedicheranno ai regali (anche le rockstar possono avere degli affetti, o no?!?) e alle ultime visite a qualche luogo d’interesse.
Scendo a pranzo al secondo piano del nostro bel Equatorial Hotel, ordino e alla spicciolata, in mezz’ora, Ciccarelli (salta il pranzo, è già in giro da un po’ ), Dell’Era (incredibile secondo arrivato!!), il gruppo degli inseguitori composto da Iriondo, Accettulli, Stucchi e Mariani mi raggiungono. E’ loro il primo racconto della giornata, carichi di buste della spazzatura: in realtà contengono centinaia di euro di fake obiects…
Sono stati al mitico Fake Market. Non il primo di cui parlavo, a quanto pare quello era uno dei tanti. Questo è un vero e proprio palazzo con piani e piani di negozi di falsi: Rolex, Hermes, Gucci, Prada fino alla Nike, Adidas e via dicendo.
Sono stati addirittura rapiti da una tipa che li ha condotti nei sotterranei, con tanto di passaggio dalla botola. Lì ovviamente si celava la parte di oggettistica più preziosa e probabilmente di robba vera e sgraffignata chissà dove!!
Chissà quante di queste cose spacciano per vere i grandi marchi ai babbioni euopei..
Gruppo ricompattato, decidiamo di muoverci insieme alla volta del Yu Garden, gli antichi giardini mandarini situati al centro della città vecchia e, ovviamente, nel cuore di un’altra zona dove poter anche dar sfogo allo shopping più sfrenato.
Alcuni di noi sono alla seconda visita al Garden, d’altronde è sconfinato…ma per me è il primo impatto ed è entusiasmante. Sia la zona circostante, più o meno tutta ricostruita a regola d’arte, finta come i 15€ e kitsch all’inverosimile, che gli interni del giardino, con tutto il fascino di secoli di storia nei templi e la bellezza della natura tutt’intorno.
Il tempo è sempre lo stesso, un cielo tetro, pesante e carico di pioggia sulle nostre teste rende il tutto ancora più alienante.
Passiamo una buona ora e mezza nel giardino e poi rompete le righe e ognuno a cercare di finire gli ultimi yuan in vestiti e gadget.
Credo di essere il primo a rientrare in albergo, stanco ma soprattutto in evidente difficoltà alla seconda ora in mezzo a quella bolgia. Non credo che i cinesi conoscano disturbi come l’agorafobia, la claustrofobia e/o gli attacchi di panico..! Buon per loro.
Tempo di sistemare le valigie e ci incontriamo nella lobby per la cena. Sono lì che mi aggiro al buffet quando mi sento chiamare e poi mi si para davanti un tipo alto e biondo dal viso familiare ma non del tutto…
E’ stato l’ultimo pensiero prima dello choc e delle risate:
è Prette con un’improbabile parrucca bionda con colpi di sole degna di Stenmark!
Durante la cena è partito il servizio fotografico con la parrucca e ne sono uscite delle chicche niente mario..
Ultime minchiate in Estremo Oriente.
Saluti alla delegazione, ringraziamenti di rito e partenza con il nostro ormai caro van e maestro di guida cinese verso l’aeroporto.
Il resto lo sto facendo mentre scrivo ma l’avventura è finita qui.
Alla prossima.
Nyihao (o come diavolo si scriverà mai..).
Expo time.
Eh già, è il giorno del live set all’Expo e dato che l’orario previsto per il concerto è un insolito 19.30, la partenza dall’hotel è fissata alle 13.30.
Ci portano il più vicino possibile all’area dei padiglioni ma i controlli sono molto rigidi, più che in un aeroporto..si va quindi dritti sul palco per il setup.
L’immagine che ci si para davanti è incredibile: platea gremita di cinesi seduti, curiosi e silenziosi come se fosse già ora del concerto! Ovviamente ci comportiamo come i peggiori giapponesi mai incontrati e tra un cablaggio e l’altro, un sa sa, un check check li tempestiamo di foto.
Lo spettacolo vero sono loro.
Europe Square (questo il nome del piazzale enorme in cui suoneremo), è il fulcro delle esibizioni nel centro nevralgico dei padiglioni europei appunto.
Siamo in attesa che il service porti tutto il materiale necessario e ne approfittano per portarci a visitare il padiglione italiano e a fare 7-800 interviste…
Come spesso, a discapito di quella interna, l’immagine all’estero è di un paese scintillante, culla di culture antichissime, colmo d’arte e di talenti, eccellente in tanti campi, dalla moda alle auto, dal cibo allo sport.
Tutto vero… ma venite a farvi un giro da noi e fermatevi un po’… poi ne riparliamo!
Digressione polemica a parte, il padiglione è su due livelli, molto ben allestito. Video interattivi, installazioni (tra le quali la più suggestiva è un orchestra sinfonica di strumenti al completo senza i musicisti, attaccata ad un’intera parete di 10 metri..), immancabile ristorante italiano e un bellissimo Fazioli gran coda al centro della sala.
Finito il giro turistico ci chiudono in un ufficetto dove di seguito facciamo tre interviste tre: 2 in italiano con italiani, una in italiano con giornalista cinese e interprete romano…
Molto divertente, l’intervista e l’interprete.
Liquidate queste pratiche si torna al palco dove ci aspetta la tv cinese per l’ultima. Lo speaker è preparatissimo, sulla storia della band e non solo.
Domande acute, analisi musicale brillante che si stenta a trovare in Italia. Un vero piacere.
Come da previsione il tempo sta degenerando. Fa buio prestissimo e inizia a piovere ma i nostri amici non mollano le sedie. Aprono gli ombrelli e a questo punto l’interrogativo è: se già normalmente sono composti e silenziosi, con le mani occupate sara’ un concerto sperimentale senza applausi..
In realtà è un trionfo!
Quello che ci auguravamo..un pubblico composto quasi esclusivamente da locals e un entusiasmo travolgente.
Tra il pubblico c’è anche la più famosa solista di violino cinese con tanto di manager americano che chiede di incontrarmi per proporre una collaborazione. Mah…chissà..
Mai dire mai!
E’ ufficiale: abbiamo collezionato i nostri primi fan cinesi!
Ora si torna al padiglione per festeggiare il tutto con una buona cena italiana, che dopo 4 giorni di avventure culinarie di vario tipo ci può anche stare..
Casa Italia ora è deserta. Roby e Manuel si alternano al piano per approfittare di un meraviglioso riverbero naturale della sala.
Ora si va a festeggiare sul serio.
Alessandro, l’interprete di prima ci porta nella sua seconda casa: il Logo.
Un localino-squat-centro sociale un po’ fatiscente ma molto accogliente.
Mix di china e international, dj americano del Maine e poi non mi ricordo più nulla. Non indagate oltre..
Gran bella serata comunque!!
Rodrigo
Intervista per il Commissariato Italiano per l’Expo Mondiale circondati dai fan cinesi :)
I programmi della mattinata, almeno i miei, sono saltati, visto l’orario di rientro.
E’ il giorno del primo concerto, per cui mi sono concesso qualche ora di sonno in più.
Ci muoviamo alle 15, io Manuel e Xabier per raggiungere, sempre nella Old Town, un negozio fetish che ci hanno consigliato, dove comprare degli accessori per completare i vestiti da concerto e…poi vediamo.
Altra zona bellissima, molto roots.
I colori, le puzze, le facce, i bambini che escono da scuola in divisa, la disperazione della povertà, l’ottimismo di chi non pensa, la rassegnazione di chi ha smesso di pensare.
Il negozio è piccolo e non ha un granché ( abituati ai grandi magazzini del sesso in America..).
Troviamo però dei collari di pelle utili allo scopo. La giusta dose di borchie e catene.
In ritardo corriamo al Mao Live House.
Il club è una figata!
Bel palco. Un esercito tra facchini e backliner del posto ad aiutarci.
Il suono e’ ottimo, ovviamente anche grazie a Tommy (Tommaso Colliva) appena arrivato da Milano per il concerto e Stefano Mariani, prima volta con noi ( un po’ arrogante….ma molto prezioso).
Vi risparmio la routine di una band, soundcheck, attese varie, rientro in hotel, cena, ritorno al club.
Ci siamo.
Nessuna aspettativa.
Anzi. Entriamo in club semi deserto.
Passiamo la mezz’ora precedente al concerto guardando da dietro le quinte la gente arrivare e scherzando sulla quantità, cercando di ricordare quali date nel frattempo stiamo battendo come affluenza di pubblico..
I numeri crescono e alla fine saliamo sul palco che il Mao è praticamente pieno.
Cinesi rigorosamente in fondo, impietriti e silenziosi, tutte le prime file occupate da italiani e stranieri in generale.
Solo qualche dissidente cinese, rischiando la propria vita si avventura verso il fronte palco.
Il concerto va molto bene. Come quasi sempre d’altronde..
Noi un po’ freddi, Manuel si è beccato due scosse al microfono che avrebbero steso un cavallo, tensione generale ma ottimo risultato.
La tensione porta un po’ di nervosismi e attriti post concerto, per cui dopo qualche drink al locale, chiacchiere e impressioni dei presenti ci spostiamo a bere l’ultimo nei pressi dell’hotel e rimandiamo un aftershow più consistente al concerto dell’indomani.
Giorno libero.
Giorno di shopping al fake market, paradiso del falso cinese.
Sotto la fermata del Science & Technology Museum si estende un enorme mercato fatto di micro botteghe di tutti i generi possibili, dai finti Ray Ban ai finti Rolex, borse, the, vestiti, minchiate (Campioni del mondo, i cinesi!!!), giochi, finti iPhone, iPod e iPad…
La specialità di questo mercato però è la parte dedicata ai sart:tanti ometti e donnine dalle ruvide mani e dalle unghie lunghe (dei mostri in pratica), confezionano vestiti su misura in 2 giorni…all’occorrenza, con un piccolo sovrapprezzo, anche per il giorno seguente.
Xabi si è fatto fare un vestito in seta viola, Giorgio C. una giacca nera in perfetto mandarin style, Roby un pseudo smoking con pantaloni a zampa, Giorgio P. un vestito di seta blu e io mi porto via una giacca da smoking e una da frac…strepitose!!
La mattinata va via così e dopo lo choc metropolitana (un formicaio spaventoso), nel pomeriggio siamo nella città vecchia, jinglin road a caccia di strumenti.
E’ un’ intera via di soli negozietti di strumenti tradizionali, intermezzati da vicoli bui e ambulanti che vendono della roba da mangiare di fattezze, colori e odori indescrivibili..
Ho comprato un violino cinese.
In mano loro ha un suono molto particolare, lamentoso, sembra una voce di donna rotta dal pianto.
In mano mia il rantolo di un maiale sgozzato.
Ao’, non è che tutto quello che si chiama violino io lo debba saper suonare!!
In serata Maria e Francesca, le ragazze del Commissariato Italiano dell’Expo che hanno coordinato la nostra trasferta a Shanghai ci portano al Bund, il lungo fiume, precisamente nella terrazza di un ostello con una vista mozzafiato sullo skyline notturno.
Di lì ci spostiamo alla house of blues and jazz e dopo una seconda serata a sentire band mediocri di anglosassoni suonare cover trite e ritrite la richiesta nasce unanime:
Portateci in un locale per soli cinesi..di qualunque genere sia!!
Detto fatto.
L’ingresso all’88, disco per 20-30enni locali mediamente figli di papa’ è degno di Blade runner..
Una bolgia infernale!
La musica è un’accozzaglia di generi, dal reggaeton, all’house, techno e pop.
La prima cosa evidente è che i cinesi non reggono l’alcool.
Ci crollano ai piedi ragazze e ragazzi in fin di vita per un paio di birre..
E la scena che mi si parà davanti al bagno è tra il ridicolo e il raccapricciante:
una reunion di alcoolisti anonimi che si vomitano sulle scarpe.
Comunque..ci sono tutti i cliché del caso: i signorotti occidentali ben accompagnati, i giovanotti occidentali ben accompagnati, un discreto puttanaio!!
Ci siamo molto divertiti..a ballare intendo.
Piano piano la compagnia si assottiglia fino a restare io e Dellex a fare chiusura tra i cadaveri…
Roby ha la forza e il fegato all’uscita di mangiarsi pure una mezza dozzina di spiedini di fronte alla discoteca..il profumo era anche buono ma l’aspetto della tavolata di pesce e carne cruda in mezzo alla strada un po’ meno!
Dopo altre 8 ore abbondanti di volo da Doha..eccoci a Shanghai.
Accolti da Lijia che per semplicità chiameremo Licia, carichiamo strumenti, bagagli e noi stessi su un trabiccolo con delle tendine fantastiche che in un’altra ora (qui le distanze sono mostruose) finalmente ci porta al nostro hotel.
Il primo impatto con la Cina è tutto fuorché uno choc culturale:
Sembra una metropoli americana, perfettamente globalizzata ma riempita di cinesi..
Sono le 16, le 10 in Italia.
Ci riassettiamo e usciamo. Separati.
Alcuni al Mao Live House, club dove suoneremo la prima sera, Roby a letto, io in giro a piedi nei dintorni dell’hotel.
Cena in hotel con un sontuoso buffet e poi usciamo diretti al quartiere francese, una grande zona piena di club. Il nostro si chiama JZ club, è un locale jazz dove suonano ogni sera fino alle 6 del mattino.
Dopo una mezz’ora che siamo lí, band al completo più ragazzi italiani del comitato organizzatore dell’expo, inizia a suonare una terrificante band australiana di fusion..
Io sono un acerrimo nemico della fusion!!!
Duriamo poco, in effetti. Sono le 2 e abbiamo tirato sufficientemente a lungo per poter tornare in hotel a ricaricare le pile.
Qatar Airways, una delle compagnie ai vertici delle graduatorie mondiali.
Effettivamente all’altezza delle aspettative.
L’unico inconveniente è un sapiente scalo di 6 ore a Doha, apparentemente piazzato lì apposta dagli amici sceicchi per invogliarti a lasciare l’aeroporto e incrementare la già ricca economia del paese.
E noi ci facciamo mancare l’occasione, novelli Marchi Poli, di conquistare anche la capitale del Qatar?
Giammai!!
Basta pagare una Visa di 23€ cadauno. Siamo fuori. Una buona mezz’ora di contrattazioni coi tassisti con evidenti limiti d’inglese e partiamo alla volta di quella che sarebbe dovuta essere una zona passeggiabile, caatteristica e piena di club e ristoranti.
Si rivela invece la Mecca dei brand dell’alta moda italiana:
Ferragamo, Armani, Missoni, Ferré e via dicendo.
Ci fermiamo esterrefatti e ci chiedono addirittura se vogliamo farci delle foto!!
Gli facciamo notare che a una paio di km da casa di ognuno di noi ci sono gli stessi negozi e, dopo più di un’ora di giro turistico in taxi approdiamo finalmente alla parte, seppur ricostruita, più caratteristica della città.
Incredibile ma vero, ora sembra di essere in un paese arabo, con tanto di donne in burqa, sceicchi a zonzo e un minibazar molto suggestivo.
Ceniamo in una sorta di tenda berbera all’interno di un ristorantone turistico (d’altronde ci sono solo quelli) e dopo esserci strafogati una passeggiata nei cunicoli del bazar e un caffè turco nel bel mezzo dei fumi dei narghilè.
Sono tutti piuttosto sorridenti e ben disposti. Addirittura il boss del caffè ci offre quel che abbiamo consumato e ci chiede di suonare lí l’indomani.
Ovviamente impossibile ma abbiamo già un contatto per una sfavillante stagione in Qatar. Al prossimo giro…
Ora di rientrare e saltare sul nostro Doha-Shanghai.
Per fortuna ancora una volta N.Y. ci accoglie con una giornata gloriosa di luce accecante e finalmente un rassicurante tepore primaverile, il primo, ci dicono tutti appena arrivati.
Ebbè… quando ci sei te ne accorgi… anche se la crisi è forte e abbraccia gli Stati Uniti tutti, New York combatte e si dimena e rimane sempre una città dall’energia evidente e vorticosa.
Noi siamo arrivati a Brooklyn, dove suoneremo e da dove stavolta non mi muoverò a parte una puntata notturna a Manhattan. La nuova frontiera della città è in continua espansione e sebbene raccolga tutte le sfaccettature della vita newyorchese, la parte più sviluppata e graziosa con locali, ristoranti, gallerie d’arte e shopping vario tutt’intorno Bedford Avenue, il quartiere polacco (al Warsaw abbiamo suonato a novembre, fantastico), i quartieri dormitorio, le zone dei “Projects” abitate per lo più da neri, portoricani e dominicani, dove non si ferma un taxi neanche a buttarti sotto dove mi son perso, zone di case fine secolo (2 secoli fa) semi-distrutte e abbandonate e arrugginita zona portuale, a Brooklyn domina un clima disteso (sarà la primavera) non comune a Manhattan…. Usti m’è venuto un tono da Lonely Planet… Sorry…
Anyway per noi giorno speciale, incontreremo un pò di amici molto cari e suoneremo con Steve Wynn, gia’ cantante dei Dream Syndacate, la sua splendida compagna e batterista Linda: i Miracle 3! Great suoniamo al Cameo, Loving Cup, un nuovo bar con una sorta di spazio galleria d’arte sul retro. Dopo aver svaligiato un paio di negozi di vestiti di seconda mano e un paio di bar, io e Rod ci rechiamo alla venue e siam tutti là! Yes! I Miracle 3 con nonchalance hit the stage e donano una lezione di rock’n’roll mai gradasso ma tutto ossuto e con grande stile. Gee! Che concerto! Sento gli elettroni impazziti nella stanza e dentro di me, penso fra un po’ tocca me e giaà son in clima vaffanculo, ho troppo voglia di suonare e saltare un po’. Steve invita Rod a suonare sugli ultimi due pezzi Medicine Show e Amphetamine.. apoteosi…. Quando si fa il r’n’r’ puro bisogna saperlo fare, does it make sense?
Quasi tutti i musicisti qui in America hanno un senso del suono e dell’uso dello strumento molto alto, molto ricercato, nel vero senso della parola, con molta mento paura, sia di essere alternativi che di offrirsi ai cliché del r’n’r, forse la cosa più difficile da fare. Avvicinarsi ai mostri sacri e al suono sacro è sempre scelta coraggiosa e ardua…
Beh saliamo noi, io barricato dietro una giacca da ‘estate a Brighton’ e occhiali rosa da interni e nei miei 4 centimetri quadrati di palco snocciolo le mie notine nodose, semi acustiche e scivolose e me la godo anche se la band non è in una delle serate più compatte e telepatiche ma come al solito sembriamo impressionare il pubblico.
Le serate a N.Y. son sempre le preferite, tutti poi in un bar next door, a conoscerci e riconoscerci, amici, affiliati, artisti come essere i New Kids on the Block in mezzo a facce amiche.
Domani partenza e mi sale la febbre… in tutti i sensi…