Diario Tour

The last day: l’ultimo giorno ed il rientro

Risveglio piuttosto faticoso dopo la seconda data e la seconda nottata..diciamo che ci siamo avvantaggiati con il jetlag per il ritorno a casa.
Abbiamo ancora una mezza giornata da turisti a Shanghai, e tutti o quasi la dedicheranno ai regali (anche le rockstar possono avere degli affetti, o no?!?) e alle ultime visite a qualche luogo d’interesse.
Scendo a pranzo al secondo piano del nostro bel Equatorial Hotel, ordino e alla spicciolata, in mezz’ora, Ciccarelli (salta il pranzo, è già in giro da un po’ ), Dell’Era (incredibile secondo arrivato!!), il gruppo degli inseguitori composto da Iriondo, Accettulli, Stucchi e Mariani mi raggiungono. E’ loro il primo racconto della giornata, carichi di buste della spazzatura: in realtà contengono centinaia di euro di fake obiects…
Sono stati al mitico Fake Market. Non il primo di cui parlavo, a quanto pare quello era uno dei tanti. Questo è un vero e proprio palazzo con piani e piani di negozi di falsi: Rolex, Hermes, Gucci, Prada fino alla Nike, Adidas e via dicendo.
Sono stati addirittura rapiti da una tipa che li ha condotti nei sotterranei, con tanto di passaggio dalla botola. Lì ovviamente si celava la parte di oggettistica più preziosa e probabilmente di robba vera e sgraffignata chissà dove!!
Chissà quante di queste cose spacciano per vere i grandi marchi ai babbioni euopei..
Gruppo ricompattato, decidiamo di muoverci insieme alla volta del Yu Garden, gli antichi giardini mandarini situati al centro della città vecchia e, ovviamente, nel cuore di un’altra zona dove poter anche dar sfogo allo shopping più sfrenato.
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Alcuni di noi sono alla seconda visita al Garden, d’altronde è sconfinato…ma per me è il primo impatto ed è entusiasmante. Sia la zona circostante, più o meno tutta ricostruita a regola d’arte, finta come i 15€ e kitsch all’inverosimile, che gli interni del giardino, con tutto il fascino di secoli di storia nei templi e la bellezza della natura tutt’intorno.
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Il tempo è sempre lo stesso, un cielo tetro, pesante e carico di pioggia sulle nostre teste rende il tutto ancora più alienante.
Passiamo una buona ora e mezza nel giardino e poi rompete le righe e ognuno a cercare di finire gli ultimi yuan in vestiti e gadget.
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Credo di essere il primo a rientrare in albergo, stanco ma soprattutto in evidente difficoltà alla seconda ora in mezzo a quella bolgia. Non credo che i cinesi conoscano disturbi come l’agorafobia, la claustrofobia e/o gli attacchi di panico..! Buon per loro.
Tempo di sistemare le valigie e ci incontriamo nella lobby per la cena. Sono lì che mi aggiro al buffet quando mi sento chiamare e poi mi si para davanti un tipo alto e biondo dal viso familiare ma non del tutto…
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E’ stato l’ultimo pensiero prima dello choc e delle risate:
è Prette con un’improbabile parrucca bionda con colpi di sole degna di Stenmark!
Durante la cena è partito il servizio fotografico con la parrucca e ne sono uscite delle chicche niente mario..
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Ultime minchiate in Estremo Oriente.
Saluti alla delegazione, ringraziamenti di rito e partenza con il nostro ormai caro van e maestro di guida cinese verso l’aeroporto.

Il resto lo sto facendo mentre scrivo ma l’avventura è finita qui.
Alla prossima.
Nyihao (o come diavolo si scriverà mai..).

Rodrigo

Day 5: il concerto al World Expo

Expo time.
Eh già, è il giorno del live set all’Expo e dato che l’orario previsto per il concerto è un insolito 19.30, la partenza dall’hotel è fissata alle 13.30.
Ci portano il più vicino possibile all’area dei padiglioni ma i controlli sono molto rigidi, più che in un aeroporto..si va quindi dritti sul palco per il setup.
L’immagine che ci si para davanti è incredibile: platea gremita di cinesi seduti, curiosi e silenziosi come se fosse già ora del concerto! Ovviamente ci comportiamo come i peggiori giapponesi mai incontrati e tra un cablaggio e l’altro, un sa sa, un check check li tempestiamo di foto.
Lo spettacolo vero sono loro.
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Europe Square (questo il nome del piazzale enorme in cui suoneremo), è il fulcro delle esibizioni nel centro nevralgico dei padiglioni europei appunto.
Siamo in attesa che il service porti tutto il materiale necessario e ne approfittano per portarci a visitare il padiglione italiano e a fare 7-800 interviste…
Come spesso, a discapito di quella interna, l’immagine all’estero è di un paese scintillante, culla di culture antichissime, colmo d’arte e di talenti, eccellente in tanti campi, dalla moda alle auto, dal cibo allo sport.
Tutto vero… ma venite a farvi un giro da noi e fermatevi un po’… poi ne riparliamo!
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Digressione polemica a parte, il padiglione è su due livelli, molto ben allestito. Video interattivi, installazioni (tra le quali la più suggestiva è un orchestra sinfonica di strumenti al completo senza i musicisti, attaccata ad un’intera parete di 10 metri..), immancabile ristorante italiano e un bellissimo Fazioli gran coda al centro della sala.
Finito il giro turistico ci chiudono in un ufficetto dove di seguito facciamo tre interviste tre: 2 in italiano con italiani, una in italiano con giornalista cinese e interprete romano…
Molto divertente, l’intervista e l’interprete.
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Liquidate queste pratiche si torna al palco dove ci aspetta la tv cinese per l’ultima. Lo speaker è preparatissimo, sulla storia della band e non solo.
Domande acute, analisi musicale brillante che si stenta a trovare in Italia. Un vero piacere.
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Come da previsione il tempo sta degenerando. Fa buio prestissimo e inizia a piovere ma i nostri amici non mollano le sedie. Aprono gli ombrelli e a questo punto l’interrogativo è: se già normalmente sono composti e silenziosi, con le mani occupate sara’ un concerto sperimentale senza applausi..
In realtà è un trionfo!
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Quello che ci auguravamo..un pubblico composto quasi esclusivamente da locals e un entusiasmo travolgente.
Tra il pubblico c’è anche la più famosa solista di violino cinese con tanto di manager americano che chiede di incontrarmi per proporre una collaborazione. Mah…chissà..
Mai dire mai!
E’ ufficiale: abbiamo collezionato i nostri primi fan cinesi!
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Ora si torna al padiglione per festeggiare il tutto con una buona cena italiana, che dopo 4 giorni di avventure culinarie di vario tipo ci può anche stare..
Casa Italia ora è deserta. Roby e Manuel si alternano al piano per approfittare di un meraviglioso riverbero naturale della sala.
Ora si va a festeggiare sul serio.
Alessandro, l’interprete di prima ci porta nella sua seconda casa: il Logo.
Un localino-squat-centro sociale un po’ fatiscente ma molto accogliente.
Mix di china e international, dj americano del Maine e poi non mi ricordo più nulla. Non indagate oltre..
Gran bella serata comunque!!

Rodrigo

Intervista per il Commissariato Italiano per l’Expo Mondiale circondati dai fan cinesi :)

Day 4: il primo concerto al Mao Live House

I programmi della mattinata, almeno i miei, sono saltati, visto l’orario di rientro.
E’ il giorno del primo concerto, per cui mi sono concesso qualche ora di sonno in più.
Ci muoviamo alle 15, io Manuel e Xabier per raggiungere, sempre nella Old Town, un negozio fetish che ci hanno consigliato, dove comprare degli accessori per completare i vestiti da concerto e…poi vediamo.
Altra zona bellissima, molto roots.
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I colori, le puzze, le facce, i bambini che escono da scuola in divisa, la disperazione della povertà, l’ottimismo di chi non pensa, la rassegnazione di chi ha smesso di pensare.
Il negozio è piccolo e non ha un granché ( abituati ai grandi magazzini del sesso in America..).
Troviamo però dei collari di pelle utili allo scopo. La giusta dose di borchie e catene.
In ritardo corriamo al Mao Live House.
Il club è una figata!
Bel palco. Un esercito tra facchini e backliner del posto ad aiutarci.
Il suono e’ ottimo, ovviamente anche grazie a Tommy (Tommaso Colliva) appena arrivato da Milano per il concerto e Stefano Mariani, prima volta con noi ( un po’ arrogante….ma molto prezioso).
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Vi risparmio la routine di una band, soundcheck, attese varie, rientro in hotel, cena, ritorno al club.
Ci siamo.
Nessuna aspettativa.
Anzi. Entriamo in club semi deserto.
Passiamo la mezz’ora precedente al concerto guardando da dietro le quinte la gente arrivare e scherzando sulla quantità, cercando di ricordare quali date nel frattempo stiamo battendo come affluenza di pubblico..
I numeri crescono e alla fine saliamo sul palco che il Mao è praticamente pieno.
Cinesi rigorosamente in fondo, impietriti e silenziosi, tutte le prime file occupate da italiani e stranieri in generale.
Solo qualche dissidente cinese, rischiando la propria vita si avventura verso il fronte palco.
Il concerto va molto bene. Come quasi sempre d’altronde..
Noi un po’ freddi, Manuel si è beccato due scosse al microfono che avrebbero steso un cavallo, tensione generale ma ottimo risultato.
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La tensione porta un po’ di nervosismi e attriti post concerto, per cui dopo qualche drink al locale, chiacchiere e impressioni dei presenti ci spostiamo a bere l’ultimo nei pressi dell’hotel e rimandiamo un aftershow più consistente al concerto dell’indomani.

Rodrigo

Day 3: Shanghai, day off

Giorno libero.
Giorno di shopping al fake market, paradiso del falso cinese.
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Sotto la fermata del Science & Technology Museum si estende un enorme mercato fatto di micro botteghe di tutti i generi possibili, dai finti Ray Ban ai finti Rolex, borse, the, vestiti, minchiate (Campioni del mondo, i cinesi!!!), giochi, finti iPhone, iPod e iPad…
La specialità di questo mercato però è la parte dedicata ai sart:tanti ometti e donnine dalle ruvide mani e dalle unghie lunghe (dei mostri in pratica), confezionano vestiti su misura in 2 giorni…all’occorrenza, con un piccolo sovrapprezzo, anche per il giorno seguente.
Xabi si è fatto fare un vestito in seta viola, Giorgio C. una giacca nera in perfetto mandarin style, Roby un pseudo smoking con pantaloni a zampa, Giorgio P. un vestito di seta blu e io mi porto via una giacca da smoking e una da frac…strepitose!!
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La mattinata va via così e dopo lo choc metropolitana (un formicaio spaventoso), nel pomeriggio siamo nella città vecchia, jinglin road a caccia di strumenti.
E’ un’ intera via di soli negozietti di strumenti tradizionali, intermezzati da vicoli bui e ambulanti che vendono della roba da mangiare di fattezze, colori e odori indescrivibili..
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Ho comprato un violino cinese.
In mano loro ha un suono molto particolare, lamentoso, sembra una voce di donna rotta dal pianto.
In mano mia il rantolo di un maiale sgozzato.
Ao’, non è che tutto quello che si chiama violino io lo debba saper suonare!!
In serata  Maria e Francesca, le ragazze del Commissariato Italiano dell’Expo che hanno coordinato la nostra trasferta a Shanghai ci portano al Bund, il lungo fiume, precisamente nella terrazza di un ostello con una vista mozzafiato sullo skyline notturno.
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Di lì ci spostiamo alla house of blues and jazz e dopo una seconda serata a sentire band mediocri di anglosassoni suonare cover trite e ritrite la richiesta nasce unanime:
Portateci in un locale per soli cinesi..di qualunque genere sia!!
Detto fatto.
L’ingresso all’88, disco per 20-30enni locali mediamente figli di papa’ è degno di Blade runner..
Una bolgia infernale!
La musica è un’accozzaglia di generi, dal reggaeton, all’house, techno e pop.
La prima cosa evidente è che i cinesi non reggono l’alcool.
Ci crollano ai piedi ragazze e ragazzi in fin di vita per un paio di birre..
E la scena che mi si parà davanti al bagno è tra il ridicolo e il raccapricciante:
una reunion di alcoolisti anonimi che si vomitano sulle scarpe.
Comunque..ci sono tutti i cliché del caso: i signorotti occidentali ben accompagnati, i giovanotti occidentali ben accompagnati, un discreto puttanaio!!
Ci siamo molto divertiti..a ballare intendo.
Piano piano la compagnia si assottiglia fino a restare io e Dellex a fare chiusura tra i cadaveri…
Roby ha la forza e il fegato all’uscita di mangiarsi pure una mezza dozzina di spiedini di fronte alla discoteca..il profumo era anche buono ma l’aspetto della tavolata di pesce e carne cruda in mezzo alla strada un po’ meno!

Rodrigo

Day 2: l’arrivo a Shanghai

Dopo altre 8 ore abbondanti di volo da Doha..eccoci a Shanghai.
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Accolti da Lijia che per semplicità chiameremo Licia, carichiamo strumenti, bagagli e noi stessi su un trabiccolo con delle tendine fantastiche che in un’altra ora (qui le distanze sono mostruose) finalmente ci porta al nostro hotel.
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Il primo impatto con la Cina è tutto fuorché uno choc culturale:
Sembra una metropoli americana, perfettamente globalizzata ma riempita di cinesi..
Sono le 16, le 10 in Italia.
Ci riassettiamo e usciamo. Separati.
Alcuni al Mao Live House, club dove suoneremo la prima sera, Roby a letto, io in giro a piedi nei dintorni dell’hotel.
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Cena in hotel con un sontuoso buffet e poi usciamo diretti al quartiere francese, una grande zona piena di club. Il nostro si chiama JZ club, è un locale jazz dove suonano ogni sera fino alle 6 del mattino.
Dopo una mezz’ora che siamo lí, band al completo più ragazzi italiani del comitato organizzatore dell’expo, inizia a suonare una terrificante band australiana di fusion..
Io sono un acerrimo nemico della fusion!!!
Duriamo poco, in effetti. Sono le 2 e abbiamo tirato sufficientemente a lungo per poter tornare in hotel a ricaricare le pile.

Rodrigo

Day 1: la partenza

Qatar Airways, una delle compagnie ai vertici delle graduatorie mondiali.
Effettivamente all’altezza delle aspettative.
L’unico inconveniente è un sapiente scalo di 6 ore a Doha, apparentemente piazzato lì apposta dagli amici sceicchi per invogliarti a lasciare l’aeroporto e incrementare la già ricca economia del paese.
E noi ci facciamo mancare l’occasione, novelli Marchi Poli, di conquistare anche la capitale del Qatar?
Giammai!!
Basta pagare una Visa di 23€ cadauno. Siamo fuori. Una buona mezz’ora di contrattazioni coi tassisti con evidenti limiti d’inglese e partiamo alla volta di quella che sarebbe dovuta essere una zona passeggiabile, caatteristica e piena di club e ristoranti.
Si rivela invece la Mecca dei brand dell’alta moda italiana:
Ferragamo, Armani, Missoni, Ferré e via dicendo.
Ci fermiamo esterrefatti e ci chiedono addirittura se vogliamo farci delle foto!!
Gli facciamo notare che a una paio di km da casa di ognuno di noi ci sono gli stessi negozi e, dopo più di un’ora di giro turistico in taxi approdiamo finalmente alla parte, seppur ricostruita, più caratteristica della città.
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Incredibile ma vero, ora sembra di essere in un paese arabo, con tanto di donne in burqa, sceicchi a zonzo e un minibazar molto suggestivo.
Ceniamo in una sorta di tenda berbera all’interno di un ristorantone turistico (d’altronde ci sono solo quelli) e dopo esserci strafogati una passeggiata nei cunicoli del bazar e un caffè turco nel bel mezzo dei fumi dei narghilè.

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Sono tutti piuttosto sorridenti e ben disposti. Addirittura il boss del caffè ci offre quel che abbiamo consumato e ci chiede di suonare lí l’indomani.
Ovviamente impossibile ma abbiamo già un contatto per una sfavillante stagione in Qatar. Al prossimo giro…
Ora di rientrare e saltare sul nostro Doha-Shanghai.

Rodrigo

5^ parte – Brooklyn

Brooklyn, NY – 31 marzo

Per fortuna ancora una volta N.Y. ci accoglie con una giornata gloriosa di luce accecante e finalmente un rassicurante tepore primaverile, il primo, ci dicono tutti appena arrivati.
Ebbè… quando ci sei te ne accorgi… anche se la crisi è forte e abbraccia gli Stati Uniti tutti, New York combatte e si dimena e rimane sempre una città dall’energia evidente e vorticosa.
Noi siamo arrivati a Brooklyn, dove suoneremo e da dove stavolta non mi muoverò a parte una puntata notturna a Manhattan. La nuova frontiera della città è in continua espansione e sebbene raccolga tutte le sfaccettature della vita newyorchese, la parte più sviluppata e graziosa con locali, ristoranti, gallerie d’arte e shopping vario tutt’intorno Bedford Avenue, il quartiere polacco (al Warsaw abbiamo suonato a novembre, fantastico), i quartieri dormitorio, le zone dei “Projects” abitate per lo più da neri, portoricani e dominicani, dove non si ferma un taxi neanche a buttarti sotto dove mi son perso, zone di case fine secolo (2 secoli fa) semi-distrutte e abbandonate e arrugginita zona portuale, a Brooklyn domina un clima disteso (sarà la primavera) non comune a Manhattan…. Usti m’è venuto un tono da Lonely Planet… Sorry…
Anyway per noi giorno speciale, incontreremo un pò di amici molto cari e suoneremo con Steve Wynn, gia’ cantante dei Dream Syndacate, la sua splendida compagna e batterista Linda: i Miracle 3! Great suoniamo al Cameo, Loving Cup, un nuovo bar con una sorta di spazio galleria d’arte sul retro. Dopo aver svaligiato un paio di negozi di vestiti di seconda mano e un paio di bar, io e Rod ci rechiamo alla venue e siam tutti là! Yes! I Miracle 3 con nonchalance hit the stage e donano una lezione di rock’n’roll mai gradasso ma tutto ossuto e con grande stile. Gee! Che concerto! Sento gli elettroni impazziti nella stanza e dentro di me, penso fra un po’ tocca me e giaà son in clima vaffanculo, ho troppo voglia di suonare e saltare un po’. Steve invita Rod a suonare sugli ultimi due pezzi Medicine Show e Amphetamine.. apoteosi…. Quando si fa il r’n’r’ puro bisogna saperlo fare, does it make sense?
Quasi tutti i musicisti qui in America hanno un senso del suono e dell’uso dello strumento molto alto, molto ricercato, nel vero senso della parola, con molta mento paura, sia di essere alternativi che di offrirsi ai cliché del r’n’r, forse la cosa più difficile da fare. Avvicinarsi ai mostri sacri e al suono sacro è sempre scelta coraggiosa e ardua…
Beh saliamo noi, io barricato dietro una giacca da ‘estate a Brighton’ e occhiali rosa da interni e nei miei 4 centimetri quadrati di palco snocciolo le mie notine nodose, semi acustiche e scivolose e me la godo anche se la band non è in una delle serate più compatte e telepatiche ma come al solito sembriamo impressionare il pubblico.
Le serate a N.Y. son sempre le preferite, tutti poi in un bar next door, a conoscerci e riconoscerci, amici, affiliati, artisti come essere i New Kids on the Block in mezzo a facce amiche.
Domani partenza e mi sale la febbre… in tutti i sensi…

Roberto Dell’Era

4^ parte – verso la East Coast

NASHVILLE, TV – 26 marzo 2009

Non era prevista ma per spezzare il viaggio tra New Orleans e Washington (più di 1000 miglia) decidiamo di fermarci nella mitica Nashville. L’alternativa era il ranch di Mark, il nostro driver, nel mezzo del nulla…sarebbe stato comunque interessante ma, soprattutto per me che non ci sono mai stato, Nashville ha un altro fascino. E’ la città di Johnny Cash, amata da Dylan, Elvis e assoluta capitale del country e del bluegrass. Peccato che tutto ciò si sia ridotto ad una specie di caricatura di stessa. C’è la Country Music Hall of Fame e poi si esaurisce in una via, nemmeno tanto lunga. Stracolma di locali, negozi di souvenir e di texanerie varie (camice, stivali, cappelli….). E’ tutto finto. Anche la musica in qualche modo: suonano tutti da paura (ci credo…suonano una media di 8 ore al giorno saltando dal palco di un locale all’altro). Banjo, fidlle (il tipico violino country) lap-steel, pedal-steel…tutti mostri ma è solo business per turisti. Non c’è l’ombra dell’eredità di gente come Johnny Cash, è solo maniera. Giusto quindi passarci solo un pomeriggio, visto che la sera, dopo qualche birra e qualche partita a pool (nel frattempo la rivalità tra di noi intorno al tavolo sta crescendo a dismisura!!) si riparte verso Washington.

WASHINGTON, DC – 27 marzo 2009

La nuova casa di Obama ci accoglie esattamente nel modo opposto rispetto a qualche mese fa. Allora era una splendida giornata, era appena stato eletto Obama e c’era un gran fermento nell’aria. Stavolta la giornata è tetra, piovosa e l’aria è decisamente dimessa. Suoniamo al Velvet Lounge, club scurissimo ma piuttosto cool. Dopo aver fatto il load-in più faticoso della storia (tutti i bauli su per una scaletta ripida..roba da ernie multiple!) aspettiamo il nostro turno. Gli headliner della serata sono gli Ya Ho Wha 13 una storica band californiana di rock-psichedelico degli anni settanta. Dei personaggi incredibili, che, nel rispetto della tradizione freak e per la gioia di Manuel (che è allergico) si fanno tutto il soundcheck in mezzo ad un insopportabile trionfo d’incensi!! Montiamo le nostre cose, ci andiamo a mangiare il chili al Ben’s Chili Bowl…un’istituzione; un vecchio locale con musica nera a manetta, una fila clamorosa ma un chili da urlo. E appena tornati la serata è già partita: Stanno suonando i primi, dopodichè toccherà a noi. Scopriamo che c’è molta attesa, molti ragazzi son venuti, anche da lontano per vederci e questo crea una bella tensione e aspettativa generale. Si sparge la voce nel club (vista anche la presenza del nostro ingombrante tourbus di fronte) che siamo i R.E.M. italiani e quando tocca a noi la sala, per quanto piccola, è gremita. Situazione tecnica improponibile ma tra fischi, scrocchi e quant’altro, tiriamo fuori una buona prestazione, in tono col posto. Non si va troppo per il sottile ma facciamo 45 min di rock’n’roll niente male. Grande reazione del pubblico, entusiasmo e ottimi commenti a fine concerto. Bella serata nel complesso. Ci sentiamo la fine del concerto dei pazzi californiani, ci rispezziamo la schiena giù per le scale and….is time to go to Wilmington.

WILMINGTON, DE – 28 marzo 2009

Il Delaware. Da qualche parte, forse su un cartellone pubblicitario avevamo letto il gioco di parole: Dela..Where?. Beh, piuttosto azzeccato. Ci svegliamo praticamente in mezzo all’autostrada, accanto al Mojo 13, dove suoneremo stasera. Da fuori non sembra affatto male il problema è quello che c’è intorno…nulla. Io, Ago e Roberta abbiamo la malaugurata idea di fare un giro in città, a 5 miglia da dove siamo noi. Chiediamo informazioni e ci sconsigliano ma pensiamo: Esagereranno!?!
Quindi taxi (Abou) che ci porta in centro, anzi al Riverfront, a quanto pare la cosa più interessante da vedere. Passiamo in realtà per un quartiere molto carino ma non è quello. Arriviamo infine al Riverfront: trattasi di lungo fiume con grande centro commerciale annesso. Non esattamente entusiasmante. Chiediamo ad Abou di riportarci in quel quartierino ma era il ghetto e lui non ci porta. Ci lascia invece a Market st., una bella zona (secondo lui) per fare due passi.
Deserto. Brutta sensazione. Pochi loschi individui in giro. Tutto chiuso e l’unico contatto umano che abbiamo è con uno dei pochi bianchi, un tipetto piccolo e sospetto che vorrebbe venderci un coltello a serramanico con una lama più lunga della mia mano. Ci pare il caso di mangiare un bel pollo fritto nell’unico fast food aperto e richiamare Abou. Unica nota positiva: incredibilmente troviamo ad un angolo la bottega super chic di un liutaio (barricato dentro) da cui ci fermiamo aspettando il taxi. Provo un po’ di strumenti (piuttosto scadenti), ma sempre meglio che stare per strada…fa pure freddo.
Finita l’escursione ci prepariamo al concerto. Suoniamo con i Collingwood, amici del tour precedente e band interessante. Soprattutto il leader è un personaggio particolare. Strana voce, bella attitudine sul palco e sullo strumento. Loro ci accolgono meravigliosamente. Ci aspettavano e ci preparano il pubblico da veri padroni di casa. Solo che sembra proprio questo: una sorta di concerto privato. Noi suoniamo bene, non particolarmente furiosi stasera. Mancano un po’ gli stimoli e tutto scivola via, senza intoppi ma senza picchi. Uno di quei concerti che , per chi come noi pretende sempre il top, lasciano l’amaro in bocca. Ci rifaremo domani a Philly.

PHILADELPHIA, PA – 29/30 marzo 2009

In realtà ci rifaremo domani, perché oggi è day-off. Per fortuna una bella giornata. Ognuno per fatti suoi in giro..chi a South Philly, chi in Market, chi non so dove…ci rincontriamo proprio a South e arriviamo a farci una birra in Market, nei pressi del parcheggio del bus. Giusto in tempo per ripararci nel pub e goderci una grandinata epocale. 15 minuti di palle di ghiaccio, di cui la maggior parte finiscono dentro una macchina della polizia che molto furbescamente aveva lasciato i finestrini tutti giù prima di scendere.
Ceniamo con i Collingwood e un altro paio di amici dal solito fidato amico Michael, nel suo ristorante italiano, l’Ava, andiamo a farci qualche drink, incrementare l’odio sportivo tra di noi intorno ad un altro pool table e poi a riposo.
Stasera, anche alla luce della prestazione un po’ sottotono di Wilmington, c’è proprio voglia di spaccare il club, il Johnny Brenda’s. Posto fighissimo. A detta di tutti in città il live music club del momento. Dividiamo il palco con i Cassim & Barbaria, band brasiliana piuttosto nota dello stato di Santa Catarina…..da dove proviene la mia famiglia. E’ un piacere parlare un po’ di portoghese con loro, farmi raccontare un po’ come vanno le cose giù, soprattutto musicalmente e a fine serata ho messo le basi per farci organizzare un tour nella mia terra. Suonano prima loro. Bravi, alcune trovate interessanti ma mi aspettavo qualcosina di più, soprattutto da un punto di vista creativo. Noi invece stasera siamo centrati, in forma e motivati. E’ il miglior concerto di questa tornata. I ragazzi brasiliani sono a bocca aperta alla fine. Ci tengono a dirmi che era uno spettacolo perfetto, musicalmente e visivamente. Che hanno imparato molto stasera. Ottimo!! Pronti a chiudere in bellezza a NY.

Rodrigo D’Erasmo

3^ parte – New Orleans

NEW ORLEANS, LA – 24 marzo

New Orleans yes!
Forse la citta’ dove ci sentiamo più a casa insieme a N.Y., abbiamo suonato qui già 2 volte e passato un po di tempo, sia durante il primo fantastico ed estenuante tour del ’96 da supporter ai Twilight Singers, che l’anno successivo… and today it’s gig day!
L’One Eyed Jack’s è una venue perfetta, dentro una palazzina nel cuore del French Quarter, mantiene le forme di un vecchio teatro, con una lounge ed un bar all’ingress, e il salone principale tutto in legno all’interno, luci basse, il rosso che caratterizza l’ambiente, un bar al centro ed un profondo palco con sipario.
Ricordo di osservare Mark Lanegan da 1 metro dietro una quinta durante il primo concerto con noi e pensare di essere in un posto molto speciale..
Ok off we go! E’ arrivato Corey al tour bus per caricare gli strumenti e tutto ed ò già un po’ festa. Corey Allen e’ il manager, fucktotum, man-of-all-trades del locale ed il nostro amicone, fido cicerone e procuratore di perpetual amusement, ben navigato, insomma un tipo tosto e figo. Al locale siamo trattati come fratelli e con grande rispetto, dal doorman, alla barista al fonico son tutti entusiasti… bisogna pareggiare le aspettative.. il pubblico e’ variegato, siamo ovviamente una cosa strana anche qua, e questa è forse la nostra forza e appeal, sarebbe inutile seguire le forme di qualsiasi classic rock band americana..
C’è, chi ha viaggiato per qualche ora per vederci, c’è chi ci ha gia visto, chi non c’entra nulla ma è lì per curiosità, chi per i legami con i Gutter Twins.. e la magia si ricrea ancora e il concerto scorre libero.. piu’ o meno..!
Dopo il concerto si scivola come al solito tutti alla Pal’s Lounge, un neighborough bar, cioe’ il bar notturno di zona, si potrebbe definire. Gli Afterboys, Corey, Simon, Ago, Rio Hackford – padrone di entrambi i locali, abbronzato in camicia texana, altro monumento dell’entertainement qui a New Orleans.. Il bar è raccolto, tutti si conoscono e si vogliono conoscere, il juke-box urla tutto quello che vuoi tu, loud and clear, qualcuno gioca a pool, io ballo con altri e con James Brown, qualcuno già è scivolato sotto una sedia, qualcuno è sul bancone, tutti sorridono e già Corey da fuori mi chiama e mi dice che dobbiamo dileguarci altrove, perche’ no?…
a volte mi sento piu’ a casa qua’ chissà.. bella serata…

Roberto Dell’Era

2^ parte – Austin – New Orleans

AUSTIN, TX – 22 marzo 2009
Arriva il tourbus, il più bello mai avuto, munito di doccia e con un meccanismo laterale che in sosta raddoppia lo spazio nella lounge principale.


Una volta sistemati si parte per New Orleans, facciamo tappa per cena in un orrenda stazione di servizio nei pressi di Houston; rimarrà per sempre impressa nelle nostre menti la zuppa di cipolle di Rob, a lui rimarrà impressa nello stomaco.

NEW ORLEANS, LA – 23 marzo 2009

Ci svegliamo a New Orleans, giornata spettacolare! normalmente il clima è molto umido, stavolta sole splendido e clima secco, giornata perfetta per noleggiare un sogno d’infanzia, Ford Mustang nera convertibile!!!!!

Con Rod e Roberta cerchiamo negozi di strumenti per comprare qualche accessorio, troviamo negozi di abbigliamento vintage spettacolari e scatta il delirio.
E’ il compleanno di Giorgio (Ciccarelli) e con questa scusa troviamo in Magazine St. da Funky Monkey dei costumi incredibili per tutti. Contusi e felici ce famo na bira.

Cena spettacolare al Nola, uno dei migliori ristoranti di New Orleans, incredibile come comparato ai prezzi di Milano sia assolutamente abbordabile.
Dopo cena ci buttiamo nel quartiere francese, c’è Dave Rosser che suona cover in uno delle decine di locali affacciati su Bourbon St. Di fronte suona invece una formazione di afroamericani che fa pezzi funk come solo loro possono!
Ci sparpagliamo tra locali vari dopo aver fatto un salto al One Eyed Jack’s, il club dove suoniamo ormai per la terza volta a N.O., sicuramente uno dei nostri preferiti se non il preferito.

Giorgio Prette