Nord America 2008

Ritorno a casa

Eccoci qui, di ritorno a Milano dopo una nuova avventura oltreoceano.
Il viaggio di rientro è andato liscio, a parte che Air France ha lasciato a Parigi 8 bagagli su 10 (tra cui le chitarre e la pedaliera di Manuel e Giorgio ed il basso della vita del Dell’Era). Tutti arrivati a destino, per fortuna.
Ieri sera, seppur stravolti da una settimana di tour e dal jetlag, siamo andati in gruppo a vedere i Radiohead.
Da domani, invece, si ritorna alla vita di tutti i giorni, alle prove, all’organizzazione, al tour italiano.
Alla prossima!

Roberta

17 giugno

Il mio sonno è travagliato e dura ben poco. Mi alzo presto e corro in metro per raggiungere il World Trade Center. Non che ci sia nulla da vedere, ma mi ero ripromesso di andare sul posto di una simile tragedia come piccolo omaggio a un popolo che per quanto possa essere odioso quel giorno lì ha fatto un giro all’inferno e sta lentamente risalendo.

Appena rientrato trovo Giorgio (mio coinquilino in questi giorni) con tutta la mia roba che esce dalla camera e profittiamo insieme delle ultime tre ore per fare una passeggiata a Central Park e tornando fermarci a mangiare una cosa in un ristorante italiano giusto in tempo per vedere il rigore di Pirlo.
Is time to go, to leave NY.
E’ stato emozionante iniziare la mia avventura con gli After da qui, e importante iniziarla condividendo un viaggio e provando da subito ad andare oltre il suonare insieme. La musica è prima di tutto fatta di rapporti umani e non avrei potuto augurarmi inizio migliore per conoscerci. Ora si torna e si parte per quella italiana di avventura. Ci si vede in giro.

Rodrigo D’Erasmo

16 giugno – New York – Mercury Lounge

Load in alle 14 quindi sveglia tarda, colazione mortale e puntualissimi siamo al Mercury Lounge per verificare la strumentazione affittata e fare il sound check. Il posto è un perfetto music club in stile e chiaramente di musica ne ha respirata tanta e buona. Siamo tutti piuttosto in forma tranne Roby che nell’ultimo gesto inconsulto prima del sonno ha deciso di distorcersi un ginocchio (non sto a spiegare come). Montiamo tutto e con un po’ di fatica per colpa di monitor non adeguati portiamo a casa un risultato accettabile. Sono le 16 30 e abbiamo qualche ora d’aria fino all’appuntamento alle 21.

Io, Roby e Enrico ci avviamo a piedi (per la gioia del ginocchio) da Lower East Side verso Little Italy e Chiantown. Prima tappa un negozio di strumenti consigliato da Tommy davanti al quale, prima di entrare Roby dichiara: “Ora trovo il basso della mia vita a 3000$ e lo compro”. Così è stato, un Gibson 335 del ’68 che aspettava solo di essere imbracciato dal claudicante Dell’Era. Il negozio è strepitoso e mentre Roby prova il suo nuovo basso noi sbaviamo su tutto il resto.
Di qui facciamo una lunga passeggiata (nel frattempo si aggrega il Cicca) fino a Little Italy dove Roby si lascia prendere da un moto patriottico irrefrenabile e inizia a intonare “That’s Amore” lungo tutta la direttrice principale tra mille ristoranti con turisti seduti fuori suscitando l’ira dei camerieri e proprietari Sopranos che ci hanno urlato dietro qualunque insulto. Passiamo poi per Chinatown comprando un po’ di cineserie qua e là (è ancora Roby a farla da mattatore con il suo abbinamento cappello e occhialoni bianchi da sfoggiare in concerto), dopodichè mi sgancio per rientrare in albergo, fare una doccia volante e cambiarmi prima di tornare al Mercury.

Alle 20 30 siamo al Katz, accanto al locale, il mitico diner del finto orgasmo in “Harry ti presento Sally”. Io e Harry (Gabrielli) commettiamo l’errore di assaggiare “the best Pastrami on earth”, un panino alto come me con etti ed etti di una carne di brontosauro grassissima. E qua le coronarie rischiano di saltare sul serio oltre ad avere uno stato di allucinazione da LSD per almeno un’ora buona.

Entriamo finalmente nel locale mentre stanno suonando gli Young Punx from London, un gruppo di fratelli di Sandy Marton (tastiera a tracolla inclusa) con silent drum inguardabile e basso retro illuminato. Discretamente terribili. Tempo di bere una, due…birre e siamo sul palco a montare tutto al volo pronti per suonare.

Il concerto vola via senza quasi che me ne accorga, tranne per un po’ di problemi (è un eufemismo) di Roby con la testata del basso che lo abbandona in più di un’occasione. Nonostante qualche inconveniente tecnico l’energia è quella giusta e alla gente arriva tutta. Ci sono molti italiani, è vero, ma anche molti americani con cui dopo avremo modo di scambiare opinioni e troveremo entusiasti dello spettacolo.

E’ una vittoria in trasferta piuttosto netta e meritata. Si torna a festeggiare alla Library con un seguito di nuovi amici del dopo concerto. Ciò che accade nelle seguenti ore in parte attiene alla nostra privacy tranne che per un nero strafatto e in vena di freestyle e amore universale che ci pedinato in giro fino al taxi che ci ha riportato in hotel.
Sono le 5 a.m. ed essendo l’ultima notte a NY decidiamo di chiuderla con un giro a Times Square e l’ultimo panino della morte mentre in 7th avenue albeggia.

Rodrigo D’Erasmo

15 giugno – New York

Vista la defezione dei miei compari, rieccomi a raccontare gli ultimi giorni americani. D’altronde era forse giusto che andasse così e cioè che il nuovo arrivato avesse più spazio per raccogliere le sue e le altrui impressioni.
Ripartiamo da una Toronto che dopo 4 giorni francamente iniziava ad annoiarci…l’odissea del volo per NY finalmente il 15 si conclude con uno scalo a Cleveland e l’arrivo nel tardo pomeriggio nel nostro “shining hotel” (uno dei posti più inquietanti in cui abbia mai dormito) di fronte al Madison Square Garden. L’impatto, nonostante la stanchezza è micidiale, soprattutto per me che ci metto piede per la prima volta.
Dopo un rapido giro a Time Square e Rockefeller Centre, ci ritroviamo tutti in un localino per cenare inisieme. Band al completo (tranne il Cicca) più graditissimi ospiti newyorkesi. Finalmente una cena degna e non l’ennesimo attentato alle coronarie. Enrico come me rimane affascinato da un appetizer dal nome geniale: Crostino al cacio de Roma…e ovviamente lo ordina.
Vino, chiacchiere e liquori per poi concludere la serata in uno dei locali preferiti di Manuel: Library, un posto con la puzza giusta e un juke box da urlo.
E’ ora di tornare a giocare con le gemelline in hotel, pronti per il concert day.

Rodrigo D’Erasmo


Dell’Era cerca di farsi stirare sulla 7th Avenue.

14 giugno – Toronto/travel day

Essere brasiliano a volte non risulta esotico, non fa figo e non è affascinante ma ti fa aspettare mezz’ora un poliziotto ciccione con i guanti blu (temendo il peggio..) in un’anticamera un po’ inquietante con l’unica comodità di poter leggere decine di vignette del New Yorker.
Probabilmente sarà “tutta invidia” come dice Manuel.
Gli altri son già dentro e a me, turista per caso, mi tocca fingere di non conoscerli, tranne Tommy, il mio “special friend” con cui sono in vacanza in Nord America.
“Hai mai suonato in qualche disco famoso?”… e qui mi conquisto il lasciapassare per la grande mela: “Due brani della colonna sonora di Gangs of NY di Martin Scorsese”…”Wow”, gli si illuminano gli occhi, corre a recuperare i miei documenti e mi accompagna verso la libertà. o una prigione dorata. Sono piuttosto sconvolto dalla totale mancanza di logica e dalle eccessive limitazioni della libertà che gli americani, più o meno tacitamente, sopportano. Non fa per me.
Here we are, ready to go to NY. Un pò rotti dalle 2 nottate precedenti ma nulla che un club +sandwich e un succo d’arancia non possano riparare.
Peccato che l’odissea non abbia neppure avuto inizio.
Imbarcati con 2 ore di ritardo, tenuti in ostaggio sull’aereo per altre 2 ore causa maltempo, disimbarcati e infine costretti a una notte extra a Toronto con volo annullato e un’incazzatura niente male. Non era partita bene la mia giornata di blog ed è finita peggio ma vorrà dire che ci riprenderemo domani ciò che oggi mi, ci e vi è stato tolto. A dispetto di ogni avventura nulla potrebbe rovinare il mio primo viaggio in Nord America ma soprattutto il mio primo viaggio con la. band. I’m proud to be one of the Afterhours.

That’s all folks.

Rodrigo D’Erasmo


Rodrigo blogger

Ostaggi in aeroporto

13 giugno 2008 – Toronto, Hard Rock Cafe’

Andare in giro con gli After è sempre stata cosa strana, ma questa volta di stranezze ce ne sono ancora di più.
Sarà perchè dopo aver condiviso a stretto contatto un paio d’anni pieni tra gli altri giri, i “Milanesi”, i dvd, il disco di Roberto, quello di Calibro 35 e tutto il resto di cose ne sono successe ed ora i cambiamenti si vedono, sono più evidenti.
Sarà perchè arrivi ad un festival a Toronto, trenta venue diverse sparse in giro e ti danno l’Hard Rock Cafè, un posto che ucciderebbe l’anima a un apostolo; l’assenza di stile e atmosfera fatta a locale, con schermi LCD sparsi tra le teche coi guanti leopardati di Shania Twain e le palle glitterate degli U2… ma scherziamo?
E se la sera prima sei stato in un locale superrockandroll dove si sentiva bene, c’era una bella atmosfera e hai sentito bei concerti fa ancora più strano.
Meno male che non c’è soundcheck. La sensazione di salto nel vuoto e di “chissà cosa succede” credo faccia bene ogni tanto, soprattutto in situazioni come questa dove trovare stimoli musicali (per non dire artistici) è veramente dura.
E’ strano sentire dal vivo i pezzi del disco nuovo in inglese perchè in studio è tutto diverso.

E’ strano ritrovarsi senza Dario “Nothing Understand” Ciffo in America e con Rodrigo sul palco, con lo stesso microfono per il “fiddle” (maledetti americani) ma con un suono completamente diverso.

E’ strano che poi le cose vadano bene quando meno te l’aspetti, che il locale non sembri così orrendo e si riesca a suonare bene. Che la gente reagisca e interagisca.
E’ strano che ci sia qualcuno a distanza di continenti che si fa otto ore di macchina per vedere gli After e qualcuno che ha un gruppo che si chiama White Widow.
E’ strano Dell’Era col basso solidbody (solo lui può averne scelto uno turchesino…).

Tommaso Colliva

12 giugno 2008 – Toronto

Gli americani sono ossessionati dalle evoluzioni del clima, come se stessero aspettando i cataclismi per poter bene impiegare il loro senso di aggregazione patriottica. Come può, però, un paese come questo, così arlecchinesco nel patrimonio razziale, ad avere un senso comune di appartenenza? Da europeo credo che impiegare energie nel sensibilizzare la gente al consumo critico o all’ecologia domestica o all’ecosostenibile sia, nel quadro planetario, inutile: tanto ci pensano gli americani a fregarsene in massa. E per pochi che sono, saranno almeno 200 milioni a fare vita incosciente. O No?
A tal proposito mi son sognato mio padre stanotte che era alla fattoria di Felsina a Castelnuovo Berardenga (Siena) mentre stava infiascando un paio di bottiglie di olio buono. Ad un certo punto arrivano i militari della Nato dal cielo e sganciano container di sciroppo d’acero e schiacciano il cane del cortile. Mio padre si gira verso di me e mi chiede “ma lì da voi la bistecca con cosa la condite?” io gli rispondo “chiaro, con l’olio di bistecca, e con cosa sennò?”.
La Toronto vecchia risale al 1793. L’esercito reale canadese è quello con l’uniforme coloniale inglese rossa, famoso più per qualche film che per qualche vera e propria azione bellica. Anche se ti scopro che il Canada ha partecipato alle due grandi guerre questi signori non hanno mai subito un’invasione in casa loro.
Il rapporto Canada/Usa mi ricorda quello Svizzera/Italia, la stesa differenza che passa tra New Orleans e Toronto e’ quella che passa tra Catania e Bellinzona o tra l’Euro in sicilia e il Franco Svizzero di Campione D’Italia.
I canadesi su fumo e alcool hanno paure strane: nei pacchetti di sigarette ci sono figure di bambini che osservano, cuori veri che infartano, tumori fotografati dal satellite. Ma sbaglierei a confonderli con i cugini statunitensi perche’ la paura delle cose che c’hanno questi ultimi e’ un peso specifico diverso, una vera spinta economica!
Il NXNE esiste da un po’. Cosi’ mi ha detto una signora seduta ad un tavolo del Shoesless Joe’s. Io, Tommaso e Roberto aspettavamo l’addetto all’emporio della Gibson tra i tavolini di un bar all’aperto, dentro uno steccato di legno che dava sulla strada. Per quanto all’aperto, dentro allo steccato non si puo’ fumare e fuori dallo steccato non si puo’ bere. Il concetto e’ semplice: la proprieta’ privata concede la libertà di bere all’aperto perchè lo spazio aereo fa parte di una zona autoregolamentata. Ma lì fumare è un delitto. Se esci dalla recinzione la regola è al contrario…Non chiedere al bruco di muovere la gamba destra numero 74 che rischia di immobilizzarzi! Fagliele muovere tutte e non farci pensare a nulla!

Dicevo della signora al tavolo: un uomo o una donna sui cinquanta da solo ad un tavolo in America ti chiede di sicuro chi sei, da dove vieni, cosa fai e se tu gli rispondi Tuscany o Florence parte il classico “Wow!”. Probabilmente non hanno molto da fare le persone qua, i luoghi sono troppo grandi e dispersivi, sei spesso costretto a posteggiare e a simpatizzare. E lo fai a tutte le età. Il caso strano è che la gente ostile invece è quella che sfreccia veloce dritta davanti a se: ti investirebbe a morte se sei sul suo cammino.
Comunque io il Canada l’ho sempre associato all’elite borghese delle Invasioni Barbariche o ai centri d’arte contemporanea. Ma probabilmente è più quello delle sprangate in faccia alle partite del “Meaple Leaf Hockey Team”. Che ne so: non riesco a togliermi l’idea che Neil Young o Alanis Morrisette se ne siano fuggiti. Ma forse esagero.
In ogni caso io piccolo europeo qua non mi sento ne’ piccolo, ne’ strano e nè diverso. Mi sento sicuramente in quello che sto scrivendo, poi avendo preso troppo sole ho il naso paonazzo e lo spirito di osservazione un po’ appannato.
Ho visto gli Small Sins di Toronto e Money Mark, tutti all’Horseshoe.
Money Mark
Suonavano con loro due batteristi incredibili e si sentiva da paura. Poi in un altro locale ho visto un ubriaco alto circa un metro e trenta circondato da dei poliziotti (poliziotti?) in borghese, che anzichè portarlo a casa erano in 4 a tenere taccuini in mano e a prendere appunti su tutto quello che diceva. Ma che diceva? Boh, a me parevano solo “wo-we-rhr-wam-wab-bow-blu-glub…”. Poi due ragazze sono uscite scappando a gambe levate: sembravano inseguite ma nessuno le inseguiva. Un minuto dopo un tizio mulatto mi fa “tomorrow pussy!”. Probabilmente era l’uomo più rovinato della zona, fatto sta che io rispondo “here is full of crazy people!”. Agli altri Afterhours la cosa deve aver fatto l’effetto di una benignata perchè si sono messi tutti a ridere. Ho finito il terzo Jegermaister e ci siamo spostati al Silver Dollar. C’era un gruppo con al basso un errore e alla chitarra il nonno dei Def Leppard. Non posso spendere più parole di così.
Rodrigo mi dice che e’ stanco io gli rispondo che “anche io, ma di me stesso”. C’e’ gente che urla davanti all’albergo. Che cazzo ti urli? Gli americani suonano bene ma impiegano male lo spazio sonoro con versi del cazzo e urla insulse.
Domani c’è l’Italia e a Robi gli chiedo “a che ora?” e lui mi risponde “12 e 16″. Mi viene il sospetto: quello è il numero della stanza di Manuel non l’orario della parita. Non gli dico niente. Entro in stanza e faccio piano che Cicca dorme ormai da un po’. Poi vado sul water e mi addormento.

Enrico Gabrielli

Forza Inter
Forza Inter?

Pollice verde

Drink pomeridiano in Kensington Street

11 giugno 2008 – Travel day/Toronto

Linate, ore 9.30.
Ci ritroviamo tutti davanti ai banchi del check in del volo che ci porterà a Toronto via Amsterdam, all’appello rispondono Tommaso, il fido fonico “estero”, Manuel, i Giorgi Prette e Ciccarelli, Enrico, Roberto. Per la prima volta, non c’è Dario da prendere in giro perché è sempre in ritardo. Al suo posto, il “nuovo arrivo” in casa Afterhours, il nuovo violinista Rodrigo D’Erasmo, al “battesimo” live con gli Afterhours.Imbarcate valigie e strumenti inizia la nostra avventura. Il viaggio da Amsterdam a Toronto è surreale, l’aereo è pieno di indiani e di bambini, uno dei quali piange ininterrottamente dal decollo all’atterraggio. 8 ore. URGH!
Arrivati a Toronto, dopo i controlli doganali abbastanza veloci ed una fila per attendere il taxi interminabile, siamo rimasti in albergo lo stretto necessario per darci una rinfrescata. Poi la fame e la curiosità hanno chiamato.
Direzione: ristorante giapponese, spinti da Rodrigo che è stato attirato dal “best restaurant in Canada”. Ehm… diciamo che non rientrerà nella lista dei nostri favoriti! Dopo 2 minuti il pesce che era nei piatti aveva assunto un aspetto di plastica scolorita.

Più fortunati Manuel e Roberto, che hanno preferito optare per il buon, sano vecchio hot dog.
Dell'Era alla ricerca di hot dog
Dopo cena siamo andati ad esplorare Downtown, dirigendoci poi all’Hard Rock Cafè, che ci ospiterà fra due giorni.

La differenza di fuso orario ha però iniziato a pesare, quindi dopo il bicchiere della staffa siamo stati tutti attirati dai nostri letti. Domani giorno off, dedicato all’esplorazione di Toronto.

10 giugno 2008

Finita la prima parte del tour italiano, abbiamo nuovamente la possibilità di tornate oltreoceano, per due date in Nord America.
La prima a Toronto, Canada, dove siamo stati selezionati per il Nort by NorthEast Festival, il festival più importante del Canada, “gemello” del South by SouthWest di Austin, dove ci siamo esibiti lo scorso anno. La seconda a New York, dove abbiamo l’onore di suonare alla prestigiosa Mercury Lounge.

Anche quest’anno terremo un diario del tour, questa volta, dopo l’introduzione di Roberta, saremo noi stessi ad alternarci dietro la tastiera.