15 giugno

Questa mattina volevo dedicarmi a visitare Portland, da tutti descrittami come una delle città più carine e vivaci del nostro itinerario.
Visto però che ci staremo due giorni, ho deciso di approfittare di una delle poche occasioni di riposo assoluto per dormire quell'oretta in più, che male non fa.
Una volta in posizione verticale, nella lobby incontro gli altri After, coi quali decidiamo di andare a fare colazione al Jupiter, il ristorante dell'hotel dove sono Manuel ed i Twilight. Lì incontriamo Dave Rosser, il chitarrista di Greg, che è una delle persone più solari dell'intera comitiva, ed insieme ci concediamo una colazione/pranzo.
Una volta verificate le operazioni di load in, ci siamo tutti dispersi nell'esplorazione di Portland che, mentre nella zona prettamente commerciale del centro è uguale a tutte le altre città, riserva però delle zone molto carine, piene di caffé e negozietti molto vicini a quelli europei. Giorgio tornerà vittorioso con il paio di stivali da cowboy che cercava da quando aveva fatto l'errore di non prenderli ad Austin.
Torniamo per il soundcheck al Doug Fir Lounge, che è un locale con le pareti tutte in legno ondulato, che fa tanto Twin Peaks.
Dopo il soundcheck dei Twilight, memori dei miei reclami per mancanza di stripper di sesso maschile, Greg e Joe, il suo fonico, in una pausa tra i due soundcheck si esibiscono in uno strip ad uso e consumo della sottoscritta. Inutile dire che forse erano meglio le ragazze : ) Grazie del pensiero comunque!
Questa sera c'è aria di festa, a Portland sembra quasi di essere a casa, e nel corso dei vari set c'è un incrocio di ospiti. Manuel, Greg e Scott suonano nel set di Jeff Klein. Lo stesso Jeff e poi Greg saliranno sul palco con gli After. Ancora Jeff e Manuel che è nella band saranno sul palco coi Twilight Singers, che ospitano sempre Mark Lanegan.
Dopo il concerto siamo tutti affamati, e restiamo nell'area del bar/ristorante a mangiare e bere allegramente fino a che non è ora di chiudere..

 

16 giugno

Siamo sempre a Portland, unica città dove c'è una doppia data nell'intero tour. In tarda mattinata, decido di raggiungere Manuel ed i Twilight per pranzare al loro albergo, ma appena metto piede fuori dall'hotel inizia un diluvio da paura. Chiamo un taxi che arriva dopo mezz'ora, e raggiungo Manuel a pranzo finito. Con lui, Greg, Scott, Mark, Jeff e la sua amica Jenny andiamo in una caffetteria a pochi passi da lì, oziando davanti a numerosi caffè, cappuccini e dolcetti.
La presenza femminile per la prima volta mi sprona a fare cose "da ragazza", e con Jenny ci dedichiamo all'esplorazione di negozi vintage e ad una seduta dal parrucchiere.
Oggi è anche un giorno felice, perché finalmente gli After tornano a ranghi completi. Sia Dario che Giorgio Ciccarelli infatti arrivano dall'Italia e, nonostante la stanchezza, entrambi stasera saliranno sul palco.
Anche stasera è una serata di festa, ci sono i soliti "scambi" sul palco e sia Greg che Manuel che Jeff suoneranno in tutti e 3 i set.
Ancora una cena notturna, ancora un po' di festa post-concerto.
E domani... Seattle!

 

17 giugno

Oggi, finalmente, il viaggio che ci separa dalla nostra meta dura solo 3 ore, e già nel primo pomeriggio siamo a Seattle.
Una delle città che hanno fatto la storia della musica nei primi anni '90.
Abbiamo il tempo di fare il load in e di andare in albergo a riposare un po'.
In realtà io decido di andare a fare due passi per il centro.
Ritorniamo al locale per il soundcheck, e restiamo in zona fino al concerto.
Stasera viene a trovarci Darius Minwalla, il batterista dei Posies, un mio vecchio amico. Ha diviso il palco con gli Afterhours la scorsa estate e tutti siamo felici di rivederci.
Stasera il concerto è stato davvero molto bello, ed il pubblico di Seattle, che è di palato fine, ha mostrato il suo calore agli Afterhours.
E' stata una bella soddisfazione.
Anche il concerto dei Twilight è stato molto intenso. Sia per Greg che per Mark Lanegan Seattle è parte della loro vita.
E, secondo me, anche loro erano un filo emozionati.
Dopo il concerto, vorremmo andare tutti a finire la serata nel pub di fronte dove lavora un altro mio amico, Joe, il fonico dei Posies. Ma purtroppo sono già le due ed anche a Seattle la vita finisce a quell'ora.
Quindi ce ne andiamo mestamente a dormire.

 

18 giugno

Oggi la mia strada e quella degli Afterhours si separano temporaneamente.
Il viaggio che ci separa da San Francisco è di ben 1300 km, e visto che siamo a ranghi completi in auto saremmo un po' strettini.
Quindi, ho deciso di "sacrificarmi" per il bene della band e di prendere un aereo per San Francisco. Ok, va bene... L'ho fatto per il mio bene : )
Nonostante abbia prenotato un volo in tarda mattinata, mi alzo prestissimo per poter esplorare Seattle, e ne è davvero valsa la pena.
Inizio dal Farmer's Market, un bellissimo mercato coperto dove la gente del luogo va a fare la spesa, variopinto e vivacissimo, per poi arrivare ai piedi dello Space Needle, accanto al quale c'è l'Experience Music Project, un avveniristico museo sperimentale (progettato da Frank Gehry, progettista tra gli altri del Guggenheim di Bilbao e della Disney Hall di Los Angeles) dove, accanto ai cimeli storici (dalle chitarre di Kurt Cobain a quelle frantumate di Jimi Hendrix), vi sono dei veri e propri studi di registrazione, dove chiunque può registrare il proprio disco, registrando tutto in loco, dalla sezione ritmica, alle chitarre, alla voce.
Per omaggio a Giorgio, mi fermo a fotografare gli abiti dei Kiss, di cui è grande fan.
Arrivata all'aeroporto di Oakland (che è praticamente alla stessa distanza di quello di San Francisco), mi sono fiondata subito in centro città, approfittandone per fare due passi nella zona del porto, la mia preferita il Golden Gate Bridge sullo sfondo, con le sue otarie, ed Alcatraz di fronte.
Per cena ho raggiunto Manuel, i Twilight, Mark e Jeff al loro hotel (loro, viaggiando in tourbus di notte, sono arrivati più o meno alla mia stessa ora), mentre il resto degli After ha deciso di fermarsi a dormire per strada.
Siamo stati a mangiare in uno strano posto a buffet non distante dall'hotel, per poi spostarci a miglia di distanza per un paio di drinks nel locale di un amico di Greg. Dopo un po' di chiacchiere e un paio di bicchieri di vino californiano, io e Manuel abbiamo deciso di approfittare della possibilità di dormire un po' di più, raggiungendo i rispettivi hotel in taxi.

 

19 giugno

Anche questa mattina gironzolo per San Francisco per un po' oziando nella zona del Presidio che si affaccia sul Golden Gate Bridge, fino al momento di andare a recuperare il resto degli After, in arrivo dopo il lungo viaggio da Portland (che, comunque, sarà il più bello in assoluto dal punto di vista del paesaggio).
Ci spostiamo subito alla venue per il load in. La Great American Music Hall è il più antico e grandioso nightclub di San Francisco, inaugurato nel 1907. Da allora ci hanno suonato tutti, da Duke Ellington a Count Basie, da Van Morrison, ai Grateful Dead. Io stessa ci ho visto P.J. Harvey prima e John Frusciante poi.
Finito il load in, ci siamo dispersi in città, incontrandoci poi alla fine tutti nella zona di Height Street, la zona bohemien della città. Io e Manuel ci siamo dedicati all'abbigliamento, gli altri dai dischi alle t-shirt alle camicie.
Finito il soundcheck, sempre con Manuel sono andata a cena in un ristorantino piacevolissimo che è proprio dietro l'angolo della GAMH, dove sono sempre andata prima dei concerti. Perché interrompere la tradizione?
Tornati alla venue, viene a trovarci un altro amico dei Posies, questa volta Matt, accompagnato da Mike Drake, il cantante-chitarrista dell'altra band di cui Matt fa parte, gli Oranger.
Dopo l'esibizione di Jeff, arriva il momento degli Afterhours.
Anche stasera il concerto è magico. Sarà per la bellezza della venue e per la sua ottima acustica, sarà per il calore del pubblico, sarà per l'euforia di suonare gli ultimi concerti nei posti più belli, euforia che cancella il peso delle levatacce, dei chilometri e del nervosismo che ogni tanto affiora nella lunga convivenza, ma quando gli After salgono sul palco suonano come fosse il concerto più importante.
Dopo il concerto, ci attardiamo a far bisboccia con Matt e Mike, prima di tornare a goderci i nostri amati letti.

 

20 giugno

Anche oggi day off, ovviamente un travel day.
Partiamo da San Francisco alla volta di Los Angeles.
Ci piacerebbe fare la Scenic Drive, ma è troppo lunga e domani ci aspetta l'ultima data, una delle più importanti.
Partiamo con calma, ma prima di partire facciamo una piccola deviazione per vedere da vicino il Golden Gate Bridge. Sulla strada, ci ritroviamo a costeggiare per la prima volta l'Oceano Pacifico. Per molti è la prima volta, quindi è inevitabile una pausa per saggiare le acque.
Il viaggio trascorre tranquillamente, senza eventi eclatanti.
Arriviamo a Hollywood in serata, e siamo tutti euforici.
Io in particolare. Questa è - nonostante non sia fantastica - la mia città preferita, dove nel corso degli anni ho trovato tanti amici, che domani saranno tutti al concerto. E' quindi anche motivo di orgoglio essere qui sotto la veste "professionale" e non in vacanza.
Dopo un breve riposo, ci siamo spostati tutti allo Short Stop, il bar di Greg sul Sunset.
Abbandonato il tourbus, Manuel si è aggregato a noi, a L.A. sarà dei nostri.
Abbiamo bevuto un drink, ma eravamo tutti troppo stanchi per fare le ore piccole, e così siamo andati a nanna.

 

21 giugno

Oggi è il gran giorno del concerto di L.A.
Anche oggi sarà una sorta di showcase. Molti addetti ai lavori che erano a vedere gli Afterhours a New York saranno qui anche stasera.
Mi sono svegliata presto, per andare a fare colazione al mio "solito" Starbucks dell'Hollywood Boulevard, che affaccia proprio sull'Hollywood Sign. Poi ho passeggiato per un po', andando a sbirciare anche il teatro sede del concerto si stasera.
Torno a recuperare i ragazzi in hotel ed insieme torniamo al teatro, dove dopo il load in devono registrare una intervista con Stim TV.
E' una bella intervista, registrata all'interno del nostro camerino dalle pareti zebrate nero e argento. Dario ed Enrico sono esilaranti alle prese col loro inglese maccheronico. Finita l'intervista, decidiamo di andare a pranzo tutti insieme, e lo facciamo andando in uno dei ristoranti storici più famosi di Hollywood, da Musso & Frank Grill, IL ristorante delle star, dove però troviamo solo un cameriere un po' scocciato di avere ospiti fuori orario... e neanche famosi poi! Comunque, finita la nostra bistecchina, torniamo all'Avalon passeggiando sulle stelle...
L'Avalon è un altro locale storico, dove anche i Beatles hanno suonato, nel 1964, quando il locale si chiamava Hollywood Palace, il cui palco è ha visto anche Prince, Madonna, Rolling Stones e l'ultimo concerto dei Ramones.
Durante il soundcheck, Greg prova con noi qualche altro pezzo, tra cui uno dei suoi preferiti, Voglio una Pelle Splendida.
Ormai ha anche imparato le parole!
Il tempo di fare un'altra serie di scatti con Sam Holden e finalmente arriva il momento del concerto. Tutti sono in fibrillazione. I Twilight giocano "in casa", gli After sono davanti ad un altro importante concerto. Che è bello come non mai, alla pari di quelli di New York e Washington, forse con una carica maggiore. Perché è l'ultimo, perché sono di fronte al pubblico più numeroso dell'intero tour. Ogni spazio della sala è gremito, e nonostante anche il pubblico losangelino sia di quelli molti esigenti, al secondo pezzo era già rapito dal sound e dalla grinta degli After.
Il gran finale ha visto poi Greg salire sul palco al loro fianco, ed il tripudio è stato totale. Dopo il concerto l'euforia era totale. I ragazzi erano consapevoli di aver fatto un altro concerto con la C maiuscola. E riuscire a conquistare un pubblico come quello di L.A. non è impresa facile.
Manuel non ha il tempo di godere il momento che è già tempo di risalire sul palco con i Twilight. Io riesco a recuperare i miei amici tra la folla, e ci godiamo il concerto insieme dal lato del palco. C'è un clima di gran festa.
Finito il concerto dei Twilight, però, tutti ci rendiamo conto che era davvero l'ultimo. Facciamo un brindisi, ma abbiamo tutti gli occhi lucidi. Dopo 38 giorni tutti non vediamo l'ora di tornare alle rispettive case e famiglie, ma quando realizziamo che è arrivato il momento dei saluti abbiamo tutti il magone. Baci, abbracci, qualche lacrima, see you soon... Siamo tutti allegri, ma tristi allo stesso tempo.
Tutti noi After saliamo in macchina, e facciamo un giro sullo strip, indicando i vari locali storici come il Roxy, il Viper Room, la House of Blues, fermandoci a rimirare lo skyline illuminato di Downtown dalla collina.
Poi, prima di andare a dormire, ci fermiamo a mangiare al Mel's Drive In, un altro dei posti che ricorda il periodo di American Graffiti.
Esausti, andiamo a nanna.

 

22 giugno

Oggi niente viaggi, niente cambi di hotel, niente load in, niente scalette da preparare, niente concerti... Abbiamo un intero giorno OFF ad Hollywood.
Ovviamente, tutti ci disperdiamo. Io mi alzo di buon'ora per uscire con un'amica che, consapevole che forse ho bisogno di un po' di relax, mi porta prima in un luogo di meditazione che è un paradiso terrestre, poi a pranzo in un delizioso ristorante di cibi organici nei paraggi, dopodichè ciondoliamo a casa sua nella San Ferdinando Valley.
Tornata in albergo, recupero il resto della ciurma, facendogli strada sulle Hollywood Hills, dove ci fermiamo ad ammirare lo scenario mozzafiato di Mullholland Drive, proseguendo poi sul Sunset fino ad arrivare a Santa Monica, dove ceniamo. Tornati a Hollywood, qualcuno decide di andare a incontrare degli amici downtown, altri vanno a dormire.

 

23 giugno

Siamo pronti.
Le valigie sono chiuse.
Sono anche aumentate per gli acquisti fatti qua e là.
Alle 8 del mattino siamo già in aeroporto, abbiamo già reso la nostra macchina all'autonoleggio, fatto il check in non senza problemi (Enrico è stato messo in lista di attesa sul volo New York-Milano, ma per fortuna, nonostante una coincidenza strettissima che ci ha costretti letteralmente a CORRERE per non perdere l'aereo, tutto si è risolto per il meglio).
Il tour è finito. Siamo tutti molto stanchi e contenti di tornare a casa, ma siamo anche tristi che sia finita. E' andata meglio di ogni più rosea aspettativa. Siamo partiti consapevoli che fosse una sfida. E ogni applauso, ogni persona che arrivava a fare i complimenti dopo il concerto, ogni CD venduto sono stati quello che ci hanno dato la carica e la consapevolezza che forse, l'America non è così lontana come sembra.

Gli Afterhours non possono che ringraziare chi li ha accompagnati in questa bella avventura. Greg, Scott, Dave, Bobby, David, Joe, Larry, Jeff, Mark, tutti i promoter locali, Cesare Zappalà, Danila, Celia e Aaron di One Little Indian e tutti quelli che abbiamo incontrato per strada.

Ma soprattutto, grazie a chi ci ha creduto.

 

 

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