Mantova

C’è un triste appuntamento che mi attende ad ogni tour ed è quello del concerto da malato. Negli ultimi anni avevo un pessimo feeling con Firenze in merito alla questione. Tutte le ultime date fiorentine mi hanno visto malato; afflitto da qualcosa, che fosse raffreddore, influenza o mal di schiena ci sono sempre arrivato sulle ginocchia. Stavolta il pensiero me lo sono tolto subito, alla prima. Almeno è quello che mi auguro. Di ritorno dalla doppia data di presentazione dell’album a Napoli e Verona, complici forse i viaggi, la stagione ballerina e la condotta non esattamente irreprensibile sono arrivato a Mantova ridotto davvero ai minimi termini.

Sorvolo sull’incazzatura visto il desiderio di essere al top, tanto più per la partenza vera e propria del tour, ma tant’è. Concio com’ero ho cercato solo di raccogliere tutte le poche forze rimaste per poterle dedicare esclusivamente allo spettacolo.

Mantova dunque per me è stata una giornata surreale a dir poco.

Sul confine tra le allucinazioni e lo svenimento bevendo litri di sali e ingerendo pillole di varie dimensioni, fattezze e colori.

Il Palabam è una novità assoluta per gli After. Il che non è mai un male, soprattutto dopo aver calcato per tanti, tanti anni gli stessi palchi.

Non che sia una bellezza..è un palazzetto, coi suoi pro e i suoi parecchi contro.

Suono non certo impeccabile, atmosfera più simile a un all star game di serie B italiana che a quella di un concerto rock ma palco molto ampio e, di conseguenza, allestimento del backline e delle luci molto efficace e imponente.

Dopo una frugale cena torniamo in hotel (che per fortuna è a 2 passi dalla venue) a farci belli belli belli, come direbbe Antonio Rezza e di lì a poco ci ritroviamo nei camerini per gli ultimi rituali di concentrazione.

Una porta ci separa dalla sala ma evidentemente isola alla perfezione gli ambienti perché la domanda serpeggia tra me e l’altro me che al momento mi affianca: ma c’è gente??

In realtà è assolutamente retorica perché conosciamo il dato di prevendita e già solo quello sarebbe molto lusinghiero ma questo isolamento acustico è riuscito a procurarmi un’altra allucinazione.

Per fortuna il ritorno alla realtà è l’urlo, il vostro urlo quando si fa buio e si ferma la musica. Siete tanti. Tantissimi e attentissimi. Un splendida sorpresa.

Manuel sale sul palco, seguito a ruota da Xabi e Giorgio P.

Ci siamo. Respiro a fondo per concentrarmi al massimo e mi tuffo in quella che già abitualmente è una bolla meravigliosa in cui galleggiare privo di gravità (Wayne Coyne docet) ma che stasera, coi miei bravi 38 gradi in corpo è psichedelia pura.

E a me piace pure.

Non dico che me lo auguri sto benedetto concerto ammalato, per carità, ma quando capita..alla fin fine me lo godo. Assai.

Scoppiata la bolla ho giusto le forze per cambiarmi e rotolare sul van che, nonostante i 2 passi, mi riporta in hotel.

Mi è giunta voce che alcuni miei amici sono stati avvistati ben più tardi mentre giravano salamelle sul grill e farcivano panini.

Ma probabilmente sarà stata un’altra delle mie allucinazioni!

Rimini

Mi sveglio acciaccato, sudato ma chiaramente meglio del giorno precedente.

Opto però per continuare la mia dieta alcolica, l’astinenza dal fumo e la cura di sali e medicine. Oltre ad una alimentazione molto leggera. Che palle!

Peccato..perché prima di partire per Rimini facciamo un giro per il centro di Mantova che, per chi non ci fosse mai stato, è davvero bello.

Finiamo in un’osteria storica, con soffitti a volta affrescati. E’ tipica come la sua cucina ma nonostante la gola sia tornata a chiedere di meglio vado in bianco!

Ieri sera è stato bello ma ho fatto fatica.

Stasera voglio tornare al meglio e godermela, anche fuori dalla bolla.

Passeggiamo verso il van e ci rimettiamo in viaggio.

Ci aspetta il Velvet. Il mitico Velvet.

E’ uno dei club con più storia e tradizione che siano rimasti in Italia.

È stato un punto di riferimento pazzesco per il live in tutto il centro nord, soprattutto negli anni ’90 e nonostante la crisi generalizzata dei concerti, resta uno dei pochi a tenere botta. Io e Roberto, per motivi differenti, ne subiamo forse meno il fascino ma d’altronde gli anni caldi di quella scena non li abbiam vissuti in prima persona.

Per gli altri invece è casa come pochi altri posti lo sono ormai nel circuito.

A differenza del Palabam il Velvet suda dai muri. Altro che all star game…

Di qui son passati tutti e trovo sempre magica l’energia che accumulano posti come questo, seppure non ne sia stato direttamente protagonista.

Ciononostante anche qui il suono non si può certo definire impeccabile.

Soprattutto per band che hanno i nostri volumi.

Oggi però sembra diverso, fin dal soundcheck.

Diciamo che promette bene. Meglio del solito.

Ceniamo presto (e la dieta continua!!) e torniamo in hotel come da prassi.

Restano al club Roby e Giorgio P.

All’ora della convocazione per il ritorno al locale manca incredibilmente Xabi all’appello. Rarissimi i suoi ritardi o le sue mancanze in genere.

Aspettiamo 5 minuti ,10. Poi un lampo: il dejavú perfetto!!

Esattamente lo stesso hotel circa un anno fa pronti per tornare al Velvet:

Xabi si era addormentato e non arrivava. Sarà il letto, sarà il cuscino ma è ricapitata la stessa cosa, nello stesso posto. Scende trafelato ma vestito di tutto punto, con tanto di occhialoni da sole già su. Questo ritardo mette invece un po’ in crisi me che sono l’unico che si deve ancora vestire. Appena arrivati scatto quindi in camerino e mi preparo in tempi da record.

Di lì a 5 minuti siamo già sul palco. Ed è una bolgia.

Di solito il Velvet lo è ma stasera come non mai.

È stracolmo. Fino in fondo. E l’effetto vedo-non vedo che producono le luci dalla nostra prospettiva ci svelano il colpo d’occhio solo al quarto/quinto pezzo in scaletta.

C’è un’atmosfera molto complice, molto familiare, intima ma eccitante.

Stasera niente bolla per me, o quanto meno, solo quella naturale.

Ed è bene così perché riesco a prendere ancora meglio le misure, i tempi, gli automatismi di questo spettacolo nuovo, in fin dei conti appena nato ma che avrà una vita così breve da doverla vivere subito e al massimo.

Ecco. Per me il tour inizia stasera.

Non siamo ancora al 100% (ma sono anche io un bel rompicoglioni-perfezionista-incontentabile), ma stasera ho sentito una compattezza sonora, dinamica e di intenzioni musicali che lascia presagire una continuazione entusiasmante.

Fatta eccezione per i cambi d’abito a dir poco difficoltosi a bordo palco e con le chiappe al gelo è stata una serata da ricordare…

Anche il post non è stato male. Prima nella saletta rockabilly di Andy degli Hormonauts e poi in consolle con Nikki bevendo finalmente le mie prime birre dopo 3 giorni di ramadan.

Io, Manuel e Giorgio siamo stati lì un bel po’ ad osservare la pista pulsare dall’alto. Chiaramente nei loro occhi passavano anche molti ricordi di chissà quante altre serate altrettanto belle ma a detta di tutti questa è stata speciale.

Come non accadeva da molto da queste parti.

 

Ci vediamo a Torino.

Dimenticavo: la questione importantissima zero foto-zero video continua a funzionare e ad essere un bel segreto tra noi. Mantemiamolo!!

Ciao
Rod

PS

Tornando a Milano in macchina, io, Manuel e Max (sempre il nostro band assistant) abbiamo forato. Molti già lo sapranno. Bene, a beneficio di qualche buontempone che ha commentato la foto che immortalava questo memorabile evento insinuando che l’Agnelli non si stesse sporcando le mani sappiate che l’unico rientrato in macchina con le mani pulite è il sottoscritto, che scattava la suddetta foto avvalendosi dell’immunità da convalescente!

(tutte le foto sono di Andrea Samonà)

3 thoughts on “Diario Tour HPDB – Mantova 14 marzo – Rimini 15 marzo

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